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L’Isola di S. Pietro e la sua storia antica (dai primi albori della civilta’ alla fondazione di Carloforte,1738)

Pensandoci bene, la storia antica di S. Pietro e’ molto piu’ “movimentata” di quanto si potrebbe supporre a prima vista. Facendo riferimento al libro "Antologia Carolina" di Nino Simeone e Norino Strina,  ed. Della Torre, la storia antica dell’Isola vede diverse fasi, a ben vedere,  poco conosciute: 

  • Neolitico, 2000 A.C.,  Nuragica, fino al 9°/8° sec. A.C.

  • Fenici e Punici 7°-2° sec. A.C.,  Greci

  • Romani, dal 238 A. C. (occupazione del Sulcis da parte del Console Tiberio Sempronio Gracco) sino alla caduta dell'Impero, 8° secolo D.C. 

  • Periodo dell’alto-medioevo: presenza  sporadica di Vandali e Arabi, che occuparono S. Antioco,  fino al 1000 d.c..

Sotto l'egida della Cristianita' dal 1000 al 1323: prima il Giudicato di Arborea, (fu in questa circostanza, probabilmente,  anche con riferimento a S. Pietro, Isola dei Falchi, che la celebre Eleonora emano' le prime norme di protezione dei rapaci . Di qui il nome di Falco della Regina, alla specie che popola le falesie dell'Isola.  Nel 1236 Papa Gregorio IX decide di erigere una Chiesa, detta Dei Novelli Innocenti (o di S. Pietro), tuttora il monumento piu’ antico dell’Isola,  a ricordo del naufragio sulle coste nord orientali dell’Isola di alcune navi della c.d. Crociata dei Fanciulli, formata da giovanissimi francesi e tedeschi,  partita dalla Francia verso la Terrasanta nel 1212, per custodirvi le spoglie dei giovani naufraghi.  Si succedono poi Pisani e  Spagnoli: fu proprio nel 1323 che "nel mese di giugno, l'Infante di Spagna Alfonso soggiorno' per 2 giorni nell'isola, attratto dalle bellezze del luogo". 

Segue un  periodo buio,  con saltuario predominio di forze saracene, fino ai primi del '600, quando l'Isola ritorna nella storia:  un documento presso l'archivio di Stato di Cagliari, del 17 luglio 1617,  riferisce "circa la costruzione delle nuove torri nelle isole di S. Pietro e S. Antioco" e in effetti la torre spagnola di avvistamento e difesa di Portovesme, facente parte di un piu’ complesso sistema di difesa costiera,  conferma come l'espansionismo saraceno fosse una minaccia costante per le popolazioni del Sulcis.

Ormai il 1738, fondazione di Carloforte,  e' vicino!

Ecco ora alcuni approfondimenti che possono essere utili per finalizzare, volendo, le escursioni che facciamo all'interno dell'Isola o nell'Isola Madre, visitando anche qualche sito archeologico o museo.

  •  Periodo Punico 7°-2° sec. A. C.

 Un potente Dio del cielo il cui culto si tiene proprio sull'isola!

Per cominciare posso proporvi un riferimento, fatto dal noto archeologo Sabatino Moscati che ricorda un’iscrizione fenicia che parla del culto , cito dal testo “I Fenici” , edit. Bompiani, di  “Baal Shamem”, dio supremo nel pantheon degli dei Fenici, “venerato nell’Isola dei Falchi”, il “Signore del Cielo”, corrispondente di Zeus, Giove, nella mitologia greca,  considerato uno degli dei principali di Biblo (Libano) gia’ nel X° secolo a.C.; lo ritroviamo a Tiro, Cipro, Cartagine e in Sardegna, sempre in una posizione gerarchica assai elevata.

Quali le ragioni della presenza del culto di un dio cosi’ importante nella nostra piccola Isola? Ricordiamoci che questi eventi di culto avvengono in un’epoca storica risalente alla fondazione di Roma, circa 700 A. C. ! 

Un Dio della medicina il cuo culto si tiene nella Sardegna meridionale

“Eshmun” e' un potente dio guaritore, venerato in diversi luoghi sacri della Sardegna meridionale  e identificato con i guaritori classici Ascelepio ed Esculapio in una iscrizione trilingue di epoca romana, di S. Nicolo' Gerrei.  A Nora il tempio di Eshmun rappresenta il maggior santuario della citta'.

L'importanza dei culti a sfondo terapeutico nella Sardegna punica e' confermata da statuette che rappresentano in modo schematico fedeli d'ambo i sessi i quali si indicano le parti del corpo malate o guarite: esemplare una statuetta di figura femminile del III^ sec. A.C ritrovata a Bithia, l'attuale Chia, visibile al museo archeologico di Cagliari.  Questa realta' ci riporta indietro di 2300, 2700 anni e accadeva se non nella nostra piccola  Isola (ma nel caso del culto di Baalshamen, proprio nell'Isola) nelle vicinanze di essa, nell'Isola madre.

Le date principali nel percorso storico da Pegli a Tabarca, a Carloforte
  • 6 agosto 1535:  (versione ritenuta piu’ attendibile da Guglielmo Salvi nel libro a cura di Strina Simeone). Trattato tra l’Imperatore Carlo V e il Sultano di Tunisi ,  il quale,  minacciato dai Turchi (che conquisteranno definitivamente Tunisi nel 1574) ottiene protezione dall’imperatore ma ne diventa suo vassallo (antologia Carolina, pg 59, in cui si fa riferimento allo storico T. Bruna). Tra gli obblighi, oltre a liberare gli schiavi cristiani, cessare la pirateria marittima, concedere agli europei liberta’ di commercio, e’ prevista la “perpetua concessione” della pesca del corallo. 

  • 1544:   L’imperatore a sua volta ne fa concessione ad altri precisamente intorno al 1540 ai Lomellini, che ebbero da lui il diritto di pescare il corallo nell’Isola di Tabarca, nota già da tempo per la ricchezza dei suoi fondali.

  • 1540 e dintorni:   (altra versione sostenuta da B. Rombi) Giannettino Doria, nipote del famoso Ammiraglio Andrea, cattura il corsaro Dragut, operante nel mediterraneo occidentale per conto di Kar-eddin-Barbarossa, capo della flotta Turca. IL Doria esige un riscatto di 3500 ducati d’oro; il Barbarossa chiede un finanziamento ai Lomellini offrendo in cambio la concessione perpetua dell’Isola di Tabarca. Di fatto o perche’ i Lomellini avessero originariamente stipulato un accordo con la corona di Spagna o, successivamente, come dice lo Stringa (Genova e la Liguria nel Mediterraneo, Genova, 1982) perche’ “consci dei pericoli a cui e’ soggetta tanto la gente sull’Isola quanto i pescatori durante il lavoro in mare, stipulano un accordo con Carlo V conquistatore di Tunisi che si accolla la proprieta’ e la difesa di Tabarca contro un pagamento in contanti annuali, a Genova, pari ad 1/5 dell’intero corallo pescato”

  • 1541:   spedizione di Pegliesi a Tabarca. Personalmente ritengo che i due orientamenti sulla circostanza fondante il possesso di Tabarca possano coesistere alla luce del fatto che concretamente da origine alla grande avventura dei Carolini: fatto che e’ puntualmente ocumentato da una lapide in marmo, posta, a Pegli  sul muro della scalinata dell’Hotel Mediterranee. Nel 1541 un nucleo di Pegliesi , guidato da un membro della Fam. Lomellini parte alla volta di Tabarca e lascia gli ormeggi proprio in quel punto. 

  • 1633:   I Francesi concentrati nella colonia del c.d. Bastion de France di Bona tentano di occupare Tabarca, alla guida di un corso Sanson Napollon, ma falliscono.

  • 1718:  I Lomellini subappaltano per 10 anni a Giacomo Durazzo e Giambattista Cambiaso.

  • 1729:  I Lomellini rientrati in possesso dell’isola cercano successivamente di cederla ai francesi, intavolando trattative segrete con la Compagnia Francese d’Africa. 

Nel frattempo…

Si avvia a conclusione il ciclo storico di Tabarca per diversi motivi:

  • eccesso di popolazione, 2000 anime rispetto alla superficie dell’Isola, circa 7 ettari, lunga meno d1 km e larga 500 mt.

  • esaurimento dei banchi di corallo

  • continua minaccia barbaresca.

In questo contesto a Tabarca si viene a conoscenza dell’intenzione del Re di Piemonte-Sardegna Carlo Emanuele III succeduto nel 1720 al padre Vittorio Amedeo II, di popolare alcune terre disabitate del regno.

  • 1736:   Lettera del sovrano al vicere’ in Cagliari, Marchese di Rivarolo di voler concedere in feudo “Ville e Territori” con “obbligo ai concessionari , rispetto ai territori spopolati, d’introdurvi la popolazione per mezzo di Nazionali o Forestieri…”  La comunita’ tabarchina decide di cogliere l’opportunita’ e inviare in ispezione il sacerdote della Missione, padre Domenico Giovannini e il patrono di una corallina, Domenico Giacomo Rombo, nativo dell’isola, i quali essendo diretti a Genova, sostano a Cagliari ed iniziano le ispezioni. Visitano il territorio della Nurra,  Sassari, e le isole di San Antioco e San Pietro, scegliendo quest’ultima. Si impegnano col vicere’ a portare un gruppo di 300 persone, che cureranno la pesca del corallo, vendendolo allo stesso prezzo praticato ai Lomelleini a Tabarca, l’assemblea conferma la scelta attratta anche dalle prospettive dei traffici che la localizzazione di S. Pietro puo’ favorire.

  • 1737:   Agostino Tagliafico, maggiorente tabarchino, dotato di pieni poteri dalla comunità tabarchina si reca a Cagliari dal vicere’ per presentare il suo progetto di colonizzazione in 10 punti, ritenuto tuttavia eccessivamente oneroso per le magre finanze del regno. Si presenta poco dopo un altro candidato, il Marchese della Guardia don Bernardino Genoves y Cervellon, padrone della tonnara di Portoscuso,  il quale dichiara di accettare integralmente le condizioni contenute nel progetto della corona. 
    Le trattative vanno a buon fine.

  • 20 luglio 1737:  firma della Convenzione dell’Infeudazione.

  • 17 ottobre 1737:  Nel Contratto si prevede che in onore del re Carlo Emanuele III ”convenendo all gloria e perpetua memoria del Sovrano…..il nuovo abitato sia decorato del suo gran nome, gli si darà il nome di Carloforte”, riprendendo probabilmente l’appellativo di “Carlo il forte” che contraddistingueva il sovrano.  Segue un Contratto specifico tra don Bernardino e il Tagliafico con concessione ai Tabarchini di “armare in corso” bastimenti e garanzia delle necessarie sovvenzioni per l’avvio della colonizzazione.

  • 15 novembre 1737:  Don Bernardino nominato Duca di San Pietro fa pervenire al Tagliafico la Dichiarazione di  concessione in proprieta’ ai nuovi coloni dei terreni di S. Pietro, arbitro della divisione lo stesso Tagliafico. 

  • 22 febbraio 1738:  sbarcano a S. Pietro i primi 86 coloni imbarcatisi sulla tartana del cagliaritano Pier Giraud, ed iniziano subito la costruzione del “Castello”

  • 17 aprile 1738:  sbarco del secondo gruppo di 302 tabarchini trasportati come prima tappa a Cagliari con un vascello svedese noleggiato. Dato il maggior numero di coloni rispetto alle originarie previsioni, il Porcile conscio della gravita’ della situazione di Tabarca aveva “equivocato” il numero delle persone col numero delle famiglie, si rende necessario alloggiare la maggior parte delle persone provvisoriamente nel fabbricato dormitorio della ciurma della Tonnara di Portoscuso, mentre quasi tutti gli uomini validi sono impegnati nei lavori si costruzione dell’abitato sull’Isola.

  • 1° maggio 1738:  viene aperta al culto, sebbene non ancora terminata,  la Chiesa di S. Carlo.

  • 24 maggio 1738:  Giuramento di fedeltà della popolazione ricevuto nella Tonnara di Portoscuso dal vicere’ marchese di Rivarolo.  Per la comunita’  giurano Agostino Tagliafico, Francesco Vacca e Simon Rosso, in qualita’ di procuratori e Deputati.  Il momento e’ la prima conclusione di una storia appassionante che vede rivivere in una nuova patria una piccola Comunità.  Nasce cosi’ Carloforte!

  • 24 giugno 1738: elezione del primo sindaco della comunità nella persona di Giambattista Segni

  • 6 ottobre 1738:  si distribuiscono i primi 118 lotti di terreno alle famiglie presenti in localita’ Tacca Rossa e Tacca Bianca. Il Porcile, non avendo discendenza maschile,  ottiene per i suoi generi dal Vicere’ il titolo di Conte.

  • 11giugno 1741 Tabarca: Concluso felicemente l’esodo a San Pietro, continuano a vivere sull’isola oltre 1400 persone.  Il bey di Tunisi venuto a conoscenza dell’accordo segreto di cessione dell’isola ai francesi, ne anticipa la conclusione occupando con Tabarca con l’inganno.  Dice Stefano Vallacca, tabarchino, nelle sue Memorie “nel di’ seguente dell’11 di giugno dell’anno 1741, che fu il giorno fatale della perdita di quell’isola, il detto Ikonos (figlio del bey) fingendo di voler partire, prego’ per ultimo il governatore che nell’atto in cui andava per imbarcarsi le facesse vedere la Chiesa e tutto quel popolo di ogni eta’ e sesso: onde datosi un tal ordine tutti quelli abitanti, toltone quelli che erano alla pesca, si fecero vedere nella piazza della chiesa parrocchiale dove ivi vi erano ancora i 200 soldati di Ikonos. Allora egli togliendosi la maschera da amico , con aria severa ordino’ che tutte le donne ragazzi e fanciulle entrassero in chiesa, dove ivi le fece chiudere..

Segue il saccheggio e la distruzione delle case dell’Isola, operate complessivamente da un corpo d’armata di 3000 uomini. Continua Vallacca che Ikonos “lasciando nella fortezza un Aga’ con 300 soldati, parti’ con tutti quei poveri abitanti , che ancora non potevano credere di essere fatti schiavi, senza che ne’ gli uomini, ne’ le donne potessero piu’ entrare nelle loro case per provvedersi almeno di qualche straccio per potersi mutare e alla stessa guisa trattarono Padre Maestro Gio Batta Rivarolo, parroco di Tabarca con altri due suoi religiosi dell’ordine di S. Agostino, ai quali riusci’ prima di essere legati, di consumare le ostie consacrate” (tratto da O. Stringa, Genova e la Liguria nel Mediterraneo, 1982).

L’invasione a tradimento si chiude con circa 900 tabarchini ridotti in schiavitù e l’acquisizione di Tabarca alla reggenza di Tunisi.   Si tratta purtroppo della prima deportazione di tabarchini.

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